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La parola ai numeri Archivi - Venezia Giulia Economica

Fish Agro Tech: i numeri di un progetto che ha affiancato le imprese e creato innovazione

27 Dicembre 2020 | Di |

IMPORTANTE AZIONE TRANSFRONTALIERA NEI COMPARTI DELLA PESCA E DELL’AGRICOLTURA

Centocinquantacinque imprese, 6 soggetti associativi, 25 soggetti istituzionali, 18 portatori di innovazione coinvolte nelle attività.

Tre attività pilota, dedicate alla creazione di sistemi di monitoraggio ambientale (su parametri meteo, del suolo e del mare) nelle attività agricole e nell’acquacoltura, in grado di introdurre elementi di sostenibilità di queste attività e di accrescere la sicurezza alimentare dei prodotti, nonché alla digitalizzazione delle attività delle imprese, creando canali digitali di promozione e commercio dei prodotti ittici e agricoli. Un patrimonio di informazioni e competenze che hanno portato, nel corso del progetto, a individuare ulteriori tematiche di innovazione tecnologica di interesse transfrontaliero, tali da dar vita a collaborazioni ulteriori e durevoli nella rete composta da partner, imprese, soggetti scien­tifici e produttori di innovazione.

«È questo il bilancio – rileva il presidente della Camera di Commercio Venezia Giulia, Antonio Paoletti – di Fish Agro Tech CBC, progetto standard finanziato dal programma Interreg Italia Slovenia 2014 – 2020, il cui obiettivo principale è accompagnare in percorsi di innovazione tecnologica due settori chiave nell’economia dell’area di intervento transfrontaliera: pesca, acquacoltura e agricoltura. L’intervento si è particolarmente concentrato nelle aree marine del Golfo di Trieste e del Carso – entroterra sloveno. Questa continuità territoriale ha consentito ai partner di condividere una modalità di lavoro che ha applicato costantemente un approccio di tipo partecipativo (Clld), conseguendo innanzitutto due risultati di coinvolgere proattivamente i soggetti target e di diffondere i temi del progetto presso le rispettive comunità locali (in particolare le istituzioni)».

Partner progettuali con competenze rivolte in particolare alle imprese

I profili dei partner progettuali, (Aries Scarl – Camera di Commercio Venezia Giulia, Area Science Park, Gal Carso, Parco tecnologico di Ljubljana, Camera per l’Economia della Primorska, Istituto Nazionale di Biologia della Slovenia e il partner associato Gal Istria) hanno consentito di mettere a regime competenze complementari, in materia di supporto economico alle imprese, conoscenza dei fabbisogni dei settori, ricerca scientifica, sostegno allo sviluppo e al trasferimento di innovazione tecnologica. Le imprese dei settori di intervento sono state prima di tutto coinvolte in una campagna di ascolto delle loro effettive necessità ed accompagnate nella conoscenza delle possibilità offerte dall’innovazione tecnologica in risposta ai loro fabbisogni. Incontri, interviste, tavoli di lavoro, 4 momenti seminariali e 2 incontri di B2B (Business to Business) e R2B (Research to Business) hanno portato ad un piano condiviso di attività, riassunte in un documento transfrontaliero di analisi dei fabbisogni e delle risposte di innovazione.

Attivati tre progetti pilota nei settori tra boe intelligenti e piattaforme digitali

Tali risposte innovative, elaborate dai partner unitamente alle imprese, si sono tradotte come detto in 3 progetti pilota e nell’individuazione di 4 tematiche di interesse comune transfrontaliero. Una prima attività pilota (realizzata a cura di Area Science Park) ha realizzato una rete di 12 microstazioni in 12 aziende agricole, situate in Italia e in Slovenia, scelte in base ai parametri relativi alle situazioni climatiche e alle condizioni del suolo. La rete di rilevamento consente il monitoraggio del suolo e dei parametri meteorologici, al fine di prevenire la presenza di parassiti quali peronospora e oidio. Una seconda azione pilota, condotta da Aries, ha ad oggetto l’implementazione di un sistema di rilevamento dei dati marini, basato su boe intelligenti in fase di posizionamento. I dati rilevati, combinati con quelli delle serie storiche detenute dai partner italiani e sloveni, consentono di creare (con il supporto dell’intelligenza artificiale) un sistema predittivo in grado di comunicare agli operatori situazioni di potenziale pericolo per il prodotto e la sicurezza alimentare. La terza azione pilota, curata dal Parco Tecnologico di Ljubljana, partendo dalla necessità di promuovere un canale di distribuzione diretto ed efficace fra produttori ed utenti finali (in primo luogo operatori della ristorazione), ha creato la versione pilota di Zelena Istra (Istria Verde), una piattaforma digitale che permetterà a produttori di ortaggi, frutta, allevatori ittici ed altri, con sede nell’Istria slovena, di offrire i propri prodotti agli acquirenti in un unico posto, senza costi aggiuntivi.

Avviato un percorso concreto di collaborazioni transfrontaliere

I temi di possibili collaborazioni riguardano, oltre alle attività pilota, anche quelle di interesse transfrontaliero individuate nel progetto, che ricordiamo: monitoraggio in remoto dei movimenti del bestiame; nuove tecniche di trattamento degli alimenti per una maggiore sicurezza e durata del periodo di consumazione; riutilizzo e riciclaggio delle plastiche derivanti dalle reti da pesca; introduzione di processi a minore impatto ambientale nell’olivicoltura e nelle attività agricole. Elementi di collaborazione, questi, trasposti in un Memorandum of Understanding finale, sulla base del quale i partner collaboreranno pro futuro a monitorare le condizioni per il proseguimento delle attività e delle opportunità (anche finanziarie) nei campi dell’innovazione tecnologica, creando così le basi per una cooperazione durevole.

Michele Crosatto

A Gorizia maggior peso del “primario”. Trieste, elevata concentrazione nei servizi

27 Dicembre 2020 | Di |

A CURA DELL’UFFICIO STATISTICA

Lo stock complessivo di attività imprenditoriali della Venezia Giulia – in termini di sedi di impresa – constava al 30 novembre del 2020 di 26.183 unità registrate delle quali 22.556 attive. Il tasso di attività, calcolato come rapporto tra sedi attive e registrate, risultava pertanto dell’86,2%.

Limitando l’analisi alle sedi attive la disaggregazione fra i diversi settori economici evidenzia la netta prevalenza del Commercio (24,2%) seguito dalle Costruzioni (17,1%), dai Servizi di alloggio e ristorazione (11,2%) e dal comparto manifatturiero (7,7%). Il settore primario conta per il 6,8%, il secondario per il 25,1%, il terziario infine per il 68,1%. La composizione della struttura imprenditoriale delle due province presenta notevoli similitudini anche se Gorizia è caratterizzata da un maggiore peso del settore primario (12,5% rispetto al 3,1%) mentre a Trieste risulta una più elevata concentrazione di imprese di servizi.

Il confronto rispetto all’anno precedente, sempre in termini di sedi attive, mostra andamenti provinciali divergenti: se Trieste fa registrare un aumento di 148 unità, Gorizia mostra una diminuzione di 40.

Roberto Zavan

Covid-19 penalizza il commercio. Effetto reale nei prossimi mesi

26 Giugno 2020 | Di |

A CURA DELL’UFFICIO STUDI E STATISTICA

Il superamento della fase di emergenza conseguente alla diffusione della pandemia di Covid-19, con i suoi evidenti strascichi sotto il profilo dell’attività economica, impone un primo tentativo di analisi degli effetti sul sistema delle imprese.

Le sedi di impresa attive in provincia di Gorizia risultavano 8.555 al 31 maggio 2020, con una diminuzione di 44 unità rispetto alle fine di febbraio. Nel periodo marzo-maggio 2020 sono state 85 le nuove iscrizioni e 127 le cessazioni; i saldi mensili tra nuove iscrizioni e cessazioni sono stati di 0, rispettivamente -55 e +13.

Tenendo conto che le iscrizioni in gran parte non sono ancora state computate per settore (in quanto registrate ma non ancora attive) mentre le cessazioni riguardano attività classificate, il che implica saldi settoriali peggiori della realtà, l’analisi per settore mostra in particolare saldi negativi per le Costruzioni (-36), il Commercio (-21) e le Attività di alloggio e ristorazione (-9).

Per la provincia di Trieste le sedi di impresa attive erano 13.831 a fine maggio con aumento di 41 su febbraio. Nel trimestre marzo-maggio 2020 alle 152 iscrizioni si sono contrapposte 116 cessazioni; i saldi mensili tra nuove iscrizioni e cessazioni sono stati di +30, rispettivamente -12 e +18.

L’analisi per settore mostra saldi negativi soprattutto per il Commercio (-27) e le Attività di alloggio e ristorazione (-12).

L’analisi delle Unità Locali (sedi di impresa + altre unità locali) purtroppo è possibile solo per trimestri e i primi dati significativi saranno disponibili solo nel mese di luglio.

I dati per il periodo marzo-maggio 2020, relativi alle sedi di impresa, non sembrano dunque per ora mostrare particolari effetti negativi; è il Commercio ad evidenziare in entrambe le province i saldi peggiori ma è peraltro fenomeno ormai pluriennale al di là dell’emergenza. I mesi di marzo e maggio risultano addirittura sorprendenti per il saldo complessivo positivo. È probabilmente troppo presto per avere evidenze statistiche: le decisioni di apertura o di cessazione di un’impresa richiedono tempi più lunghi e ad esse andrebbero aggiunti i tempi burocratici per la denuncia al Registro delle Imprese e la conseguente registrazione statistica.

Roberto Zavan

Aziende post covid

Tra Gorizia e Monfalcone differenza di 31 negozi

23 Dicembre 2019 | Di |

La banca dati TradeView, fondata sui dati dell’Osservatorio del Commercio stabilito dal D.Lgs. 114/98, permette il monitoraggio, a scansione semestrale, dell’evoluzione del commercio al dettaglio in sede fissa, dunque con esclusione di altre forme di vendita (commercio ambulante, per corrispondenza o via internet, vendite a domicilio, per mezzo di distributori automatici, ecc.).

Vengono considerate tutte le imprese senza procedure concorsuali aperte e, di esse, tutte le localizzazioni attive, siano esse sedi legali oppure semplici unità locali. Il requisito è che tali localizzazioni svolgano un’attività economica, prevalente o secondaria, compresa tra quelli che classificano il commercio al dettaglio in sede fissa secondo la codificazione Ateco.

Nella provincia di Gorizia il 30 giugno 2019 risultavano attivi 2.157 esercizi per una superficie totale di 267.909 metri quadrati di vendita. I Comuni con la maggiore presenza di negozi sono Gorizia (547 attivi per 57.508 mq) e Monfalcone (516 attivi per 64.456 mq). Rispetto all’anno precedente si registra un calo provinciale di 42 esercizi attivi e di 3.492 mq di superficie di vendita totale. L’analisi a livello comunale rivela che il calo di esercizi ha interessato in particolare Gorizia (-31), Ronchi dei Legionari (-9) e Monfalcone (-6); Gradisca d’Isonzo (+6) e Grado (+5) sono invece tra i principali comuni in controtendenza.

Sempre a livello provinciale le sedi di impresa calano di 39 unità e di 1.023 mq mentre le altre unità locali (filiali) annoverano 3 esercizi in meno e 2.469 mq in diminuzione. Si tratta naturalmente di un effetto dovuto in gran parte alla recente chiusura di alcuni esercizi della grande distribuzione.

 Tabella statistica

Roberto Zavan

Da TradeView scendono i negozi

18 Novembre 2019 | Di |

In crescita la grande distribuzione

La banca dati TradeView, fondata sui dati dell’Osservatorio del Commercio stabilito dal D.Lgs. 114/98 e la cui alimentazione è resa possibile grazie al caricamento dei dati da parte degli Uffici del Registro delle Imprese consente il monitoraggio, a scadenza semestrale, dell’evoluzione del commercio al dettaglio in sede fissa, dunque con esclusione di altre forme di vendita (commercio ambulante, per corrispondenza o via internet, vendite a domicilio, per mezzo di distributori automatici, ecc.).

Vengono prese in considerazione tutte le imprese senza procedure concorsuali aperte e, di esse, tutte le localizzazioni attive, siano esse sedi legali oppure semplici unità locali. Il requisito è che tali localizzazioni svolgano un’attività̀ economica, prevalente o secondaria, compresa tra quelli che classificano il commercio al dettaglio in sede fissa secondo la codificazione ATECO. È chiaro che i dati in questione possono descrivere nel modo più̀ capillare il tessuto commerciale di un territorio.

Per la provincia di Trieste il 30 giugno 2019 risultavano attivi 3.241 esercizi per una superficie totale di 298.206 metri quadrati di vendita. Naturalmente è il comune di Trieste a concentrare il maggior numero di negozi, 2.858 con una superficie di 240.182 mq; Muggia conta 194 negozi per 40.760 mq (cfr. Tabella). Rispetto all’anno precedente si registra un calo provinciale di 47 esercizi (-53 a Trieste compensato da minimi aumenti negli altri comuni) ma un aumento della superficie di vendita totale di 719 mq.
È interessante osservare che, sempre a livello provinciale, mentre le sedi di impresa calano di 66 unità e di 2.768 mq le unità locali annoverano 19 esercizi e ben 3.487 mq in aumento. Si tratta naturalmente di un effetto dovuto sostanzialmente all’espansione degli esercizi della grande distribuzione, spesso con sede legale o amministrativa al di fuori della provincia.

Tabella Trieste economica

Roberto Zavan

Imprenditori stranieri a Trieste e Gorizia

15 Luglio 2019 | Di |

Nel capoluogo al primo posto i serbo-montenegrini con 974 unità. Nei servizi di alloggio e ristorazione e trasporto e magazzinaggio al primo posto i turchi 

Quanti sono gli imprenditori di origine straniera e quali sono i Paesi da cui provengono maggiormente. Dall’analisi dell’Ufficio Statistica camerale, emerge che alla fine del primo trimestre del 2019 gli imprenditori attivi, intesi come persone aventi cariche (titolare, amministratore, socio, ecc.) in un’impresa, erano 22.982 in provincia di Trieste e 13.176 in quella di Gorizia.

La componente di origine extra-comunitaria (nella quale naturalmente non rientrano gli imprenditori di “seconda generazione” italiani a tutti gli effetti) riveste ormai una parte importante di questo aggregato e conta per l’11,2% in provincia di Trieste (2.569 imprenditori) e per il 9,4% (1.240) in quella goriziana.

L’analisi secondo lo stato di provenienza restituisce realtà ben differenziate tra i due territori giuliani. A Trieste prevalgono (974 unità) i serbo-montenegrini, tuttora accomunati nelle statistiche, seguiti dai cinesi (260), dai kosovari (121) e dai turchi (120). A Gorizia dopo i serbo-montenegrini (235) si distinguono i cinesi (143), i bengalesi (139) e i macedoni (133).

Anche se i segnali di diversificazione sono evidenti le diverse nazionalità mantengono sostanzialmente i tradizionali settori di attività: le Costruzioni per gli Stati ex-jugoslavi, i Servizi di alloggio e ristorazione per i cinesi, il commercio per i nativi del Bangladesh, i Servizi di alloggio e ristorazione e il Trasporto e magazzinaggio per i turchi.

 

A Trieste l’occupazione al 67,9%

24 Maggio 2019 | Di |

CENTRO STUDI E STATISTICA

2018 con i valori più elevati rispetto ai dati disponibili dal 2004

Nel 2018 le forze di lavoro medie, aggregato che misura la popolazione “attiva” in età lavorativa (15-64 anni), in provincia di Trieste sono state stimate dall’Istat di 107.000 unità, 3.900 in più rispetto all’anno precedente. In particolare i maschi risultavano 57.100 (+2.100) e le femmine 49.900 (+1.800). Si tratta del valore più elevato toccato nelle serie storiche più recenti disponibili (dal 2004).

Le forze di lavoro risultano a loro volta composte da persone occupate e persone che cercano attivamente un’occupazione.

Gli occupati toccavano nel 2018 una media di 99.100 unità (+2.200 sul 2017) dei quali 53.200 maschi (+1.700) e 45.900 femmine (+600). Anche in questo caso si tratta del livello più elevato degli ultimi anni, superiore anche agli anni pre-crisi: nel 2007 gli occupati complessivi erano infatti 97.300. Gli occupati svolgono per la gran parte un lavoro alle dipendenze (82%). L’analisi quantitativa, naturalmente, copre solo un aspetto del fenomeno occupazionale: ulteriori valutazioni andrebbero fatte considerando aspetti qualitativi quali la tipologia di contratto (a tempo indeterminato o determinato), l’orario di lavoro (tempo pieno o parziale), il livello della retribuzione, ecc.

Il tasso di occupazione, ovvero il rapporto tra occupati e popolazione, ha toccato il ragguardevole livello del 67,9%, anch’esso un punto di picco negli ultimi anni, da confrontare con il 66,3% regionale e il 58,5% nazionale. Il raffronto alla popolazione implica naturalmente che il tasso risulta influenzato non solo dalle dinamiche occupazionali, ma anche dall’andamento dalle caratteristiche demografiche del territorio (quali struttura per età della popolazione e flussi migratori netti).

L’altra faccia della medaglia riguarda le persone in cerca di occupazione. Nella provincia triestina a fine 2018 i disoccupati assommavano a 7.900 persone (pressoché equamente suddivise tra maschi e femmine), con una variazione annuale di 1.700. Si tratta di un dato storicamente ancora elevato ma pur sempre inferiore ai massimi registrati nel 2015 e 2016.

Il tasso di disoccupazione, ovvero il rapporto tra persone in cerca di occupazione e le forze di lavoro, era al 7,3% rispetto al 6,0 precedente. I termini di confronto in questo caso sono il 6,7% regionale e il 10,6% nazionale e bisogna sempre tener conto di un tasso di disoccupazione c.d. frizionale sotto il quale comunque sarebbe molto difficile scendere.

La considerazione congiunta degli andamenti dei tassi di occupazione e di disoccupazione, entrambi in aumento, porta a una visione incoraggiante sulla situazione del mercato del lavoro. I dati potrebbero essere infatti attribuibili a un flusso di persone inattive, precedentemente scoraggiate, tra le persone in cerca di occupazione: di fatto l’aumento dell’occupazione descritto puntualmente dalle statistiche può spingere persone in precedenza esterne al mercato del lavoro a proporsi in esso.

In proposito è interessante citare anche il più recente bollettino Excelsior di Unioncamere che per la provincia di Trieste prevede, nel mese di maggio, 1.910 entrate complessive (5.520 fino a luglio), con contratto a tempo indeterminato o di apprendistato nel 18% dei casi, con una assoluta prevalenza (80%) nel settore dei servizi.

Dati ottimistici provengono anche dal sistema imprenditoriale triestino: a fine 2018 le unità locali registrate sul territorio sfioravano le 21.000 unità e di esse 18.507 risultavano attive, con una variazione annuale di +55 comunque confortante dopo anni di saldi negativi.

Roberto Zavan

L’occupazione a Trieste viaggia in linea con la Ue

24 Maggio 2019 | Di |

Conoscere l’economia del proprio territorio e capirne la portata attraverso i “numeri”: con questo obiettivo iniziamo da questo numero degli approfondimenti realizzati grazie al contributo del Centro Studi e Statistica della Camera di Commercio Venezia Giulia. Andremo di volta in volta a tratteggiare quelle che sono le caratteristiche dei territori delle ex province di Trieste e Gorizia, sia singolarmente che come area vasta della Venezia Giulia. In questo primo approfondimento abbiamo preso in considerazione i dati relativi al mercato del lavoro nell’area triestina. Dati da cui emerge una situazione che consente un moderato ottimismo verso il futuro.

In particolare, per quanto riguarda l’area triestina, il tasso di occupazione al 67,9%, che risulta essere il risultato migliore dal 2004, sta a confermare quanto il capoluogo regionale stia vivendo un momento di grande crescita. Le azioni svolte a livello pubblico e privato, capaci di attrarre nuovi e crescenti investimenti, vengono confermate dal considerevole balzo in avanti del turismo. Trieste è diventata destinazione turistica, non lo dimostrano solo le persone che si vedono girare per la città, ma lo testimoniano i continui investimenti nel settore commerciale, della ristorazione e della ricettività non solo alberghiera.

Possiamo finalmente affermare che Trieste sta risalendo la china. Non lo diciamo solo noi: in una graduatoria nazionale dell’Istat del 2018 nella quale per tasso di occupazione risulta al primo posto la provincia di Bolzano (73,5%), seconda Bologna (72,4%), con ad esempio Milano al 69,5%, il tasso di occupazione di Trieste si colloca in 20.a posizione sulle 108 province della Penisola.

Tale tendenza si rispecchia nel 2018 anche nel resto dell’Europa considerata a 28 Paesi. Un’analisi a più ampio raggio, infatti, svolta da Eurostat attesta che nel 2018 nell’EU-28 si è raggiunto il più elevato tasso di occupazione dal 2005, quel 73,2% che ormai si avvicina al 75,0% che è l’obiettivo stabilito per l’area dal Consiglio d’Europa. Parametrati ai dati Eurostat (che utilizza un tasso di occupazione diverso e calcolato per la fascia di età 20-64 anni) la Germania è al 79,9%, la Slovenia al 75,4 e l’Italia al 63,0. Trieste, invece, con questo criterio di calcolo, arriva al 72,3%, ovvero solo 2,7 punti percentuali in meno rispetto a quanto il Consiglio d’Europa si è prefissato di raggiungere nell’area a 28 Paesi entro la fine del 2020. E permettetemi di essere ottimista.

di Antonio Paoletti

Presidente della Cciaa Vg

Porto di Trieste: crescita costante e chiusura record

14 Marzo 2019 | Di |

Crescita costante e chiusura d’anno ancora da record per i traffici dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale che include i porti di Trieste e Monfalcone. Assieme i due scali hanno movimentato più di 67 milioni di tonnellate: 62.700.000 a Trieste e 4.500.000 a Monfalcone. Il risultato costituisce il nuovo record storico per Trieste che si conferma primo scalo d’Italia guardando ai volumi totali con un aumento del +1,20% rispetto al 2017, anno in cui aveva chiuso con quasi 62 milioni di tonnellate.

I container sono stati il settore con il più alto tasso di crescita, registrando la miglior performance a doppia cifra mai raggiunta dallo scalo giuliano: 725.500 TEU con un incremento del +18 % sul 2017.

Numeri incoraggianti per il settore delle merci varie che portano a segno un incremento del +7,30% e per il settore delle rifuse solide (+1,60%).
Ma il successo dello scalo si riflette soprattutto nel comparto ferroviario, asset trainante del porto di Trieste, che si conferma primo porto ferroviario del Paese.

A chiusura 2018 sono stati s orato i 10.000 treni (+12%).

Venezia Giulia: imprese in tenuta

11 Marzo 2019 | Di |

A CURA DELL’UFFICIO STATISTICA

Lo stock complessivo di attività imprenditoriali della Venezia Giulia – in termini di unità locali (sedi di impresa, sedi secondarie, filiali, ecc.) – constava al 31 dicembre del 2018 di 34.520 unità registrate delle quali 30.423 attive. Il tasso di attività, espresso dal rapporto tra unità locali attive e registrate, risultava pertanto dell’88,1%.

Limitando l’analisi alle sole unità locali attive la disaggregazione fra i diversi settori economici evidenzia la netta prevalenza del Commercio (27,0%, e 16,9% in particolare il commercio al dettaglio), seguito dalle Costruzioni (14,6%), dai Servizi di alloggio e ristorazione (11,8%) e dal comparto manifatturiero (8,2%). Il settore primario conta per il 5,6%, il secondario per il 23,6%, il terziario infine per il 70,8%. La composizione della struttura imprenditoriale delle due province presenta notevoli similitudini anche se a Gorizia è attribuibile un maggiore peso del settore primario (10,1% rispetto al 2,6% di Trieste) mentre a Trieste risulta una più elevata concentrazione di imprese di servizi.

Il confronto rispetto all’anno precedente, in termini di unità locali attive, mostra andamenti divergenti a livello dei due territori: se Trieste fa registrare un aumento di 65 unità, Gorizia mostra una diminuzione di 85.

di Roberto Zavan